giovedì, luglio 12, 2007

Myth

regia di Sidi Larbi Cherkaoui

Produzione Toneelhuis (Anversa)
co-produzione deSingel (Anversa), Théâtre de la Ville (Parigi), National Arts Center (Ottawa), Concertgebouw (Bruges), Grand Théâtre Luxembourg, Sadler’s Wells (Londra), Theater Im Pfalzbau Ludwigshafen,
Fondazione Musica per Roma

Prima italiana (9-10 luglio 2007)

Villa Adriana. Cornice arecheologica. L’odore delle candele. Il gracchio delle papere. La vista di Tivoli. Natura. Piccoli gruppi in arrivo. Un bicchiere di vino bianco prima dello spettacolo o una bottiglia d’acqua naturale a 1 euro. Attesa. Gradevole, tra sguardi e sorrisi. Scenografia. Pensata per un altro teatro? Dietro, due resti di colonne. A sinistra, resti di mura antiche. Mia madre allo spettacolo con me. I danzatori giá in scena. I musicisti, in alto a sinistra. Il regista, in prima fila, simulando una telefonata? Il vocío del pubblico cala, la voce del canto prende corpo. Una giovane donna, borghese. Esseri scuri le si avvicinano strisciando. La sua ombra? La sua parte oscura? Rappresentazione delle sue paure? Mosca cieca per adulti con crisi identitarie. Chi é l’altro? Chi sono io? Quanti sono, i miei io? Li amo? Li odio? Musica antica. Gancio tra le scene, tra momenti di una narrativitá circolare, quasi seriatica. Male, bene. Compassione, indifferenza. Solitudine, unione. Gesti semplici: leggere un libro, salire una scala. Decontestualizzati. Destrutturati. Ipersignificativi, colti nella loro unicitá e nella loro ironia. Continua energia in scena. Circolaritá per il cambio del protagonista. Alle volte il corpo borghese, il corpo “vero”, l’attrice, altre la sua ombra, che danza. Che non parla. Parla coi piedi, con le mani, coi capelli. Col silenzio. Con lo svolazzo di pantaloni lunghissimi tirati al cielo. Donne-ragno. Donne-streghe. Donne sinuose che scivolano tra il cielo e la terra come meteore di un mondo dimenticato. Quello degli immigrati. Mal visti dal popolo borghese, europeo, ricco e egoista che scaccia il nemico, l’estraneo, e lo uccide con la sua opulenza e il suo dominio. Dipenderá dall’origine marocchina del coreografo? Piccolo cosmo in movimento su un pavimento con disegni quasi labirintici, dove la paura e l’amore si mischiano in argomentazioni sull’esistenza di Dio, dove l’inizio e la fine danzano al ritmo di trii maschili che incontrano il gesto, non lo producono, lo ritovano. Non è solo semplice, sinuoso e ritmico, è naturale. Sono gesti soprattutto naturali perché, evidentemente, elaborati e memorizzati non solo col corpo, ma con un io piú profondo nel quale sembrano tutti immersi, e che, al contempo, manifestano in forma di incontri e scontri, slanci e soffocamenti. Un micro universo, con movimenti rituali, ma anche iperrealistici o fantastici come la donna col vestito bianco stile ‘800 che prima si sdoppia in due busti e poi si doppia in altezza, tra svolazzi di ventaglio e divertiti ghigni femminei. Il faceto e il serio mischiato in una spazio che non é una casa, né un luogo pubblico. È un luogo non luogo dove uno scheletro viene vestito al contrario (gli slip sul cranio), mentre due donne in francese si intrattengono con conversazioni salottiere. Lo spettatore trova il suo spazio per interagire, per codificare. E’ forse troppo guidato da testi didascalici. E’ entrato...vorebbe richiudersi nel suo uovo...ma non ha modo...non riesce a ritrovare la sua pagina da leggere per dopo, da commentare con gli amici o le mogli. È ora, forse, di rientrare, di ritornare...ma no...ancora non gli è permesso e allora si spenge un pó l’incanto, affiora la prevedibilitá dei movimenti e delle soluzioni. Il bisogno di dire...diventa un linguaggio troppo autoreferenziale, che forse lo spettatore non ha piú bisogno di ascoltare. L’arte sta anche nel saper dosare, nel saper controllare. Nel dire basta. Less is more...Mia madre è stanca, ha freddo. A malincuore esco in anticipo. Ma poco dopo sento gli applausi. E anche tanti “bravo”. Tante ovazioni. Anche mia madre è contenta. Le è piaciuto...molto. ”L’unica cosa” mi dice “forse un pó troppo lungo”.

Martina Banchetti


PS: Esistono delle foto molto belle di Sido Larbi Cherkaoui. Non le ho potute inserire per il copy right.