sabato, settembre 09, 2006

Il lunch-crossing è una nuova idea per fare del bene. E’ molto semplice. Un qualunque cittadino può offrire un pranzo ad un senzatetto o a qualcun altro che ne ha bisogno, offrendo un panino o un pranzo presso il bar a lui più vicino. Ho conosciuto personalmente una donna che viveva per strada. Un giorno l’ho invitata a pranzo presso un ristorante della stazione Termini, dove lei viveva. Non ho mai provato tanta gioia in vita mia. Un gesto così semplice, oltre a dare nutrimento al corpo di una persona in difficoltà, nutre la sua anima, spesso dilaniata dalla sofferenza per un insieme di difficoltà tutte talmente complesse e coesistenti, da risultare, a volte per una singola persona, irrisolvibili. I senzatetto non hanno da dormire, da mangiare; anche solo fare 100 metri per loro è complicatissimo, perché non sanno dove sistemare quelle poche cose che sono riusciti a conservare. E poi non sono solo antipatici e noiosi. La mia amica senzatetto dopo il pranzo mi dilettò amabilmente con delle canzoni in dialetto sardo da lei scritte e musicate, che anni prima aveva rappresentato con artisti importanti. Comunque, chi vuole fare il lunch-crossing, così chiamato per ricalcare l’onda del book-crossing, deve semplicemente pagare un panino o un’insalata o un caffé presso il bar più vicino. Non deve necessariamente intrattenersi con la persona che beneficerà di questo piccolo grande dono. Perché anche un viaggio di mille miglia comincia con un passo, quello di ognuno di noi.

5/9/06
Io oggi ho lasciato un caffé pagato a Roma, in Via Panama, al Bar Panamino. Alcuni potrebbero pensare che é un pó assurdo, lasciare un caffé pagato in un quartiere tanto esclusivo, come quello. Ma, secondo me, nel giardino lí vicino ci dormono delle persone che non hanno nulla, come quella che é entrata poco prima di me.

Chiunque decida di contribuire al lunch-crossing, puó lasciarlo scritto in questo blog. Cosí la rete di solidarietá tra esseri umani si puó allargare. Perché voglio creare questa iniziativa? Anche perché per un periodo ho vissuto all’estero e non avevo i soldi per mangiare, ma non avevo il coraggio di andare in nessun luogo da assistenza. Non si puó proprio dire che la mia condizione economica sia cosí disagiata, eppure....

Sempre oggi, ho letto un articolo davvero sconcertante di Fabrizio Gatti (Espresso del 7 settembre), sulla schiavitú in Italia. Parla di cifre e situazioni igieniche, umane, lavorative da terzo mondo vissute da centinaia di extracomunitari, tranquillamente accettate dai Comuni, dalle Asl e dalle prefetture del foggiano. Gli unici che hanno dato un contributo, e va segnalato, é l’Asl Foggia 2, secondo le denunce dei Medici senza frontiere, riportate nell’articolo. I soggetti di queste disumane violenze fisiche ed economiche sono i lavoratori di pomodori. Le zone interessate sono: San Severo, Stornara, Cerignola, Rignano, Villaggio Amendola, Lucera, Mezzanone, Trinitapoli.

Artisti, professionisti/e della cinepresa, avvocati, casalinghe, architetti/e, poeti/esse, impiegati/e, psicologi/ghe, studenti/esse, adoperiamoci tutti per fare qualcosa.

Ognuno di noi puó:
· diffondere nella sua cerchia di amicizie questo messaggio
· mettere a disposizione le sue competenze per dare un contributo contro questa gravissima violazione dei diritti umani (scrivendo una poesia, facendo un documentario, contattando delle associazioni che difendono i diritti degli extracomunitari, ecc)
· allargare il lunch-crossing alle zone sopra indicate, magari segnalandolo in questo blog.
· Ognuno di noi puó aiutare questo blog, per far sí che questa situazione, cambi, migliori.
· Chi abita da quelle parti potrebbe lasciare scritti gli indirizzi di negozi dove si potrebbero lasciare pagati degli alimenti per queste persone, succubi di una violenza da Darfur. La maggior parte di questi extracomunitari sta vivendo dei gravi casi di malnutrizione.


Grazie di cuore